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25/09/2008

Pranzo di Ferragosto

Sfavillante esempio di come si può creare con pochi mezzi e molta intelligenza, un gioiello di precisione narrativa, tempi comici giusti e attori606586568.jpg sopraffini. Si esce dalla sala soddisfatti e riconciliati col cinema italiano.

Da tempo, non si assisteva a una siffatta e gradita sorpresa in celluloide. Le attrici, ricordiamolo, sono state reclutate in centri per anziani. Spettacolari visi spiegazzati, signore agéé dignitose persino nei passaggi ad alto rischio di imbarazzo. Mai la rugosità, la decadenza, il disfacimento inesorabile dei corpi ci sono apparsi così umani, possibili e sopportabili nè l'acquisto di un antirughe, un atto così divino. E’ nella compagnia e nel culto del capriccio reciproco che è possibile ritrovare scampoli di bellezza e appagamento alle inquietudini, che la vecchiaia non stempera, anzi, ringalluzzisce.

Un signore distinto – interpretato da Gianni di Gregorio attore e regista che ha partecipato alla stesura di “Gomorra” di Matteo Garrone, qui produttore - si ritrova in casa (siamo a Roma in pieno agosto) la madre dell’amministratore e come bonus inaspettato anche la zia, a parziale abbuono di alcune spese condominiali in arretrato. Chiamerà il medico per una visita a domicilio che in cambio gli domanderà il piacere di badare alla di lui madre, causa turno ferragostano. Scarno, pulito senza fronzoli nè moralismi affettati. Una delizia. Meritato Premio Miglior Opera Prima all’ultimo Festival di Venezia.

24/09/2008

Un Mercoledì Da Leoni#9 - in differita

Si riprendono le trasmissioni radio dalle 20 sino alle 21 di oggi mercoledì 24 settembre, dai microfoni di Radionation, tornerò quindi a diffondere il verbo cinefilo. La puntata è registrata perché la vostra è passata dalle forche caudine del sadico dentista chirurgo e con le zeppole al microfono no. Non si può. 

Scampoli dal Festival di Venezia, nuovi inizi e autunnali premesse.

La Musique, è curata dalla sottoscritta e dal prezioso Marianz l'inrockuptible.

Le istruzioni per intervenire in diretta:

clicca qui: è possibile ascoltare e continuare a navigare (si apre un piccolo player)

clicca qui: puoi partecipare alla diretta ed entrare nel chan dedicato (#radionation1)

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Vorrei segnalarvi alcune cose: qui trovate il podcast della diretta registrato alla Blogfest di Riva del Garda. Nonostante i problemi, tecnici, le avversità e le intemperanze del tempo, ce l'abbiamo fatta. Io, Fran (l'illuminata direttora creativa) gli ineffabili Jack e Jimmy2k e con l'intervento di numerosi ospiti, abbiamo portato a termine la missione. Tanto che pure il corrieredellaserapuntoit se n'è accorto. E non solo. Quindi grande gloria ai radionescionanti.

Hancock

1857533725.jpgWill Smith ha la faccia giusta. Forse sarà sopravvalutato, forse suo malgrado rappresenta la bella faccia simpatica che funziona ma nei panni del supereroe scazzato, arrabbiato, cencioso e incurante del pensiero altrui, eccelle e convince. “Hancock” lo dirige Peter Berg (“Cose molto cattive”), che allestisce un circo malizioso, furbetto e ben congegnato.
 
L’antisuperman dorme sulle panchine, è scurrile, rutta in faccia alle persone, salva balene con metodi alternativi, flirta con l’alcol, colleziona reati. Un markettingaro (Jason Bateman) si fa intenerire dall’ostilità del superuomo e prova a ripuglirgli l’immagine. Con qualche confortante risultato. Ma quando incontra la di lui moglie (Charlize Theron vibrante come sempre ma straordinariamente fuori parte in questo caso) accade qualcosa.
 
La trama vira alla sorpresa e si cambia registro. Godetevi spensierati i primi scoppiettanti e corroboranti quaranta minuti, le endorfine alle stelle vi serviranno per tollerare il faticoso e fumoso approdo al finale.

19/09/2008

Il Matrimonio di Lorna (Le Silence de Lorna)

Presentato all'ultimo Festival di Cannes "Il Matrimonio di Lorna" diretto dai preziosi fratelli Dardenne (il titolo originale "Le silence de Lorna" nasceva già perfetto, perché cambiarlo?), giunge finalmente nel circuito ufficiale di distribuzione. Lei (Arta Dobroshi, viso spigoloso e occhi vivissimi) sopporta la convivenza forzata con un drogato, umano tramite, necessario a ottenere la cittadinanza belga.872686437.jpg

L'accordo coi banditi, è di farlo fuori e conseguire l'obiettivo della regolarità. Una volta certificata la vedovanza, Lorna potrà riproporsi come sposa per un nuovo cliente (questa volta russo). Lorna ama un sans papier col quale sogna di aprire una tavola calda, Lorna riceve pressioni e sebbene, nei patti non sia contemplato alcun sentimento di qualsivoglia natura per la vittima, (l'attore Jeremie Renier, visto ne "L'enfant" e “In Bruges”) scatta qualcosa. Inaspettato, l'imponderabile si palesa e ogni argine prestabilito, crolla.

I Dardenne sperimentano, utilizzando la consueta precisione, sottrazione di emozioni, potente capacità di racconto sommesso ma svoltano, decisi, verso un registro nuovo. Stralci di follia e dolore manifesti, deliri e colpe che deviano dal percorso originale. E l'urlo finale: quando la pazzia inghiotte tutto. Partono dalla propria personale visione per approdare alla scoperta di territori narrativi più ampi: forse vi è ancora molto da espletare. Forse vi è troppo in sospeso. Certo, Rosetta (lo splendido film che li portò a conoscenza del grande pubblico) è cresciuta nei tratti e nelle azioni. Forse qualcosa si disperde: ma con granitica classe.

16/09/2008

Grazie, prego, scusi. Tornerò.

Da dir di mio quel che avevo da dire, l'ho detto. Anzi, scritto. Non son potuta andare a trovare i virgiliani, e soprattutto, Notimetolose perché ero assediata da flash, da ragazze in fervore creativo che m'intervistavano e mi facevan foto manco fossi Rania di Giordania (ehm).

L'ho sempre detto che a un certo punto si deve uscir dalla provincia e farsi un bel giro in città e così ho fatto. C'eran tutti, c'eran quasi tutti e quelli che non c'erano si sono organizzati per esserci. Mi è piaciuto.

Io quelle persone che avevo da aver vicino ce le ho avute tutte. E me le son godute e loro lo sanno.

Far amicizia certe volte, non è niente niente male.

 

AGGIORNAMENTO

Mi son dimenticata di dire che agli MBA non ho mica vinto. Ma sto bene uguale a prima! 

11/09/2008

Un giorno perfetto

[venezia 2008] 

 

1574642170.jpgSoffocato dal manierismo e da una regia didascalica, “Un giorno perfetto” che già nel romanzo aveva peccato di dispersività, rimane al palo delle emozioni e del coinvolgimento. Emma (Isabella Ferrari, non ci fosse stata lei a riempire convicente lo schermo, sarebbero stati dolori) ha lasciato l’impossibile marito Valerio Mastrandrea, isterico depresso pronto a scoppiare per un nonnulla. E’ tornata a vivere dalla madre (Stefania Sandrelli) portandosi i figli.
 
L’ex marito scorta un onorevole in debito di ossigeno da sopravvivenza politica, la moglie dell’onorevole guarda altrove in più giovani lidi ma non vi è futuro. Una donna (Angela Finocchiaro) incoccia tutti i protagonisti, come fece l’angelo Virginia Madsen dell’ultimo Altman di “RadioAmerica”, ma è schiacciata dalla piattezza del racconto. Confinata anche lei come Monica Guerritore, la maestra trepidante per un misterioso appuntamento, a mera figura senza dimensioni, nonostante il potenziale narrativo e il carisma attoriale in dote. Anche l’omonino romanzo di Melania Mazzucco, scrittrice vivida qui invece insolitamente trattenuta, aveva gli stessi difetti di dilatazione eccessiva. La vicenda principale porta naturalmente l’esplosivo del dramma per eccellenza, il resto è contorno sfrondabile.
 
L’Ozpetek che si detesta: quello che sceglie musica irritante per la tragedia e che trabocca di intenzioni irrisolte. Quello che abbozza, senza saper dipingere il quadro completo, delineando personaggi e scie di suggestioni inconcludenti. Quello che si ama: il rispettoso che non sbaglia le scene drammatiche e più potenti (e vorremmo pure vedere un po’, eh), quello degli spari e delle urla girate fuori campo, dei primi piani intensi e dolenti.

10/09/2008

Un Mercoledì Da Leoni #8: stagione autunno/inverno 2008

 

Si riprendono le trasmissioni radio dalle 20 sino alle 21 questa sera dai microfoni di Radionation, tornerò  a diffondere il verbo cinefilo.

Scampoli dal Festival di Venezia, ritagli horror, anticipi cinefili autunnali e rimasugli estivi.

La Musique, è sempre curata dalla sottoscritta e dal prezioso Marianz l'inrockuptible.

Le istruzioni per intervenire in diretta:

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The Burning Plain

[venezia 2008] 
 
 
 
 
614495516.jpgGuillermo Arriaga passa alla regia dopo la stretta collaborazione di sceneggiatura con Alejandro Iñárritu ma vogliamo citarlo soprattutto per aver scritto il bellissimo e ardente “Le Tre Sepolture” (da recuperare senza indugio) diretto da Tommy Lee Jones. In “The Burning Plain” ripercorre i temi a lui consoni e cari: incontri causali che non lo sono, intrecci di vite, viticci e viticchie che sovrastano salti temporali e tragedie.
 
Allestisce una babele di segreti e avvenimenti che legano indissolubilmente personaggi in apparenza distanti nel tempo e nelle esistenze. Sylvia (Charlize Theron, eccellente nel disegnarsi addosso il dramma rabbioso della colpa) gestisce un ristorante e vive lontana da ogni emozione, annegandola in storie occasionali. Maria, una ragazzina riccioluta e fiera, assiste all’incidente del padre; la bionda, vibrante e notevole Kim Basinger rinasce nell’adulterio; due giovani incantevoli, struggenti e delicati - lei è Jennifer Lawrence, lui J.D. Pardo - trovano rifugio al proprio strazio, l’uno nell’altra.
 
Onesto e onorevole dramma del cuore, sfrondato da gratuita retorica pesante, ridondanze autocelebrative e sottolineature da fuilletton. Nonostante alcuni snodi siano prontamente evidenti a un occhio allenato, lascia una equilibrata sensazione di appagamento e benevolenza.

09/09/2008

Choke - Soffocare

[locarno 2008]

 

208148046.jpgSoffoca per finta il protagonista (Sam Rockwell non ci si stancherà mai di ribadire quale grande attore sia e che si tifa per lui) per raccimolare abbracci, soldi e ottenere l’attenzione del prossimo. Lavora in un parco storico a tema, interpretando un personaggio dell’America di fine 1800. Tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, qui trasposto per immagini ad opera di Clark Gregg, attor prestato all’esordio come regista e che si ritaglia la parte del Lord iper-precisino.

Riconoscibile (prevedibile?) l’universo dello scrittore: solo un’ossessione può sostituirne un’altra. Il registro del grottesco sfronda qualunque dramma e tragedia dall’aspetto più pauroso e inquietante. Un ragazzino che forse è il figlio di dio o forse solo un’inconsapevole vittima di una donna egocentrica e folle (Anjelica Huston quale divina e maestosa visione col carré pepe e sale o la zazzera corvina!) madre snaturata e oppressiva perennemente in fuga ma costretta da una precoce demenza senile a imprigionarsi in un ospedale. Il ragazzino cresce e viene iniziato al godimento che diventa mania: meglio un orgasmo ottenebrante che altre droghe dagli effetti, forse, più deleteri. Finisce in un gruppo di auto-aiuto ma è fermo al terzo passo, mentre l’amico segaiolo (letteralmente) quando incontra una pulzella che lo fa capitolare all’amore, riesce a trovare un po’ di pace.
 
Al protagonista tocca l’incontro con una dottoressa gentile e deliziosa, che gli costa lo scherzo dell’impotenza (impossibile!). Suggestioni e rimandi a “Fight Club”: triangolazioni amorose e amicali, iperattività immaginifica e valanghe di subconscio seppellito da rimozioni e angoscia. Scevro di un qualsivoglia registro conturbante, al netto delle occasionali risate e della bizzarria politicamente corretta, rimane una leggera brezza in celluloide, didascalica e volatile.

Birdwatchers - La Terra degli Uomini Rossi

[venezia 2008]

 

Nella terra disboscata, rossa e un tempo, ospitale e fertile gli ultimi Indios vivono relegati nella riserva. La foresta non provvede più a sfamarli ma è600128114.jpg diventata il braccio al quale appendere la propria disperazione. Un gruppo di ostinati, guidati da Nadio (una sorta di splendido e granitico Harvey Keitel Indio) - ma attenzione, le gerarchie cambiano a seconda del momento e della contingenza - si accampa su un terreno di proprietà dei fazendeiros, provando a riappropriarsi del maltolto.

Marco Bechis costruisce un film scarno, rigoroso denso di trattenuta retorica lasciando alla narrazione e alle immagini quel che è prevedibile della vicenda e quel che superficialmente sappiamo è successo - e sta succedendo - al “polmone del mondo”. Amalgama senza fronzoli sacro e profano come è tipico delle situazioni di sopravvivenza. Indica ineluttabile, lo smarrimento di un popolo ridotto allo stremo, costretto a rivoluzionare le proprie abitudini ma allo stesso tempo, irremovibile nell’adattarsi per scampare all’estinzione (si prenda ad esempio la scena iniziale all’arrivo dei turisti, quando gli indios si rivestono di abiti occidentali e ridono dell’uomo “bianco” credulone).

Splendido cast oriundo, facce e gesti scolpiti nella dignità tanto quanto quello italico appare di contorno e sciapo. Tenete a mente l’urlo di rabbia del giovane sciamano, ingenua ma efficace metafora dello stato delle cose.